scieluminose

cervellotico antibiotico

A quest'epoca rigurgitante
di specialistici giganti
Esperti enciclopedici
Con precisi programmi
e sequele sontuose di appunti
Da presentare puntuali nei mercati televisivi e cyber-digitali
della nuova corte
Medico-marziale,
non servono eroi approssimati
Né colossi marmorei
Presi da modelli d'atleti tumulati
Dai torsi giovanili già tumefatti
(Alla prima agonia invecchiati:
Talmente flebile fu il divenire nell'età dell'ingenuo
Ingegno Greco,
Caduco come foglia sospesa
Fugace ciclicità
D'un tempo leggero),
Ma antieroici fieri
Decadenti neo alter-dei
inefficaci
Mai funzionali
Che diano voce
Ai mutevoli stormi di disobbedienti
Smaniosi di polemizzare
E d'attaccare gli osannati palchi tecnoscientifici
Ridendo dei deliri dei competenti:
Irriverenti inconcludenti
E schiere di salvifici
banditi balordi
Entro le mura scure
Sconclusionati nei pensieri,
Chiusi in inarmonici disegni
dai propositi fallimentari
Stretti ai propri assurdi cimeli
da delinquenti
Fra bottiglie di malinconie, frenetici di ricordi
E un pavé mai dissotterrato
Per riscoprirvi sepolto al di sotto
Oltre la spiaggia
il mare di conchiglie
Indenne
Nell'evoluzione
Dando man forte alle casse vuote
Memori d'elegie greche
dei propri pigri cervelli
Liberi
Assai Sconfinati
Come proboscidi dell'avvenire in risposta ai giganti
Cibernetici
Cybertecnici
Si prolungheranno
Nella quieta umile grigia materia
Oltre le sponde timide del presente
Essi non subiranno nessuna apoteosi
della tanto predetta incalzante sconfitta
Presunta
Non rassegneranno le dimissioni
Dall'avanguardie dei poveri
Né abdicheranno i bassi troni
Né isseranno lo stendardo apatico
Dell'ignoranza egoista


Non amori romantici
Con ardenti propositi nobili ed altari sconfessati
Né gesta eccezionali
Nelle bieche glorie tramontate
Non la genesi della catarsi poietica
Ci prospetta quest'era
Macchiata d'inepica
Ma orgasmi infelici presi a pugni
sul nascere
Smorzati dritti nel ventre
Si produrranno nelle carni
Delle prossime magre genti
Pregne delle future assenti
Futili coscienze felici,
Entro le viscere si scolpiranno
Dissimulate
Posticipate le colpe;
Non servono discoboli alla Mirone
Ritagliati sulle candide bellezze
di simmetrie semi-perfette
Immortalando lo slancio epico
Del corpo sovrumano teso
Al di là del suono spento del mondo
Nello sforzo profetico
Nella condensa e nella furia dell'eterna lotta
Che contrapponendo, racchiude in sé,
bene e male
Servo e padrone
Popolo e regime,
o Parlamento traditore - svenduto falso rappresentante d'interessi
Diritti incustoditi -
In una dialettica mai esausta
Scatenando tutti quanti insieme,
Dentro,
Da e fuori,
Radunando gli altri sè, per l'abisso;
Ne' promesse d'amore alla Venere di Milo
Con le loro forme profuse
In cenni e fugaci
espressioni generose
Mitigheranno le nostre pene
Ingorde di questa, come d'altre figure
di redenzione.
Purificazione, bagno precipuo
di Rinascita:
Ritorno
Nel primigenio.
Muto
Immutato
Bagliore.

Vedi un'invalidita' sotterranea
Un'amara cupa rassegna
Di passi senza Orma
Rapprendersi lungo il destino
Girare vigliacca
Ad ogni angolo di strada
Le dita strette
In un abbraccio di siringa
O dentro un motel dalla luce sporca
O ancora in un nightclub lungo l'Adriatica
Lenta nell'ingorgo
ad annullare il seme
Presa entro il vortice
della propria vita sbagliata
Sorpresa e spaesata in maldestre
Argomentate preghiere,
Semineranno la careggiata
I mea culpa deliranti
Sospirati nei valichi lungo i vapori
Neri di auto in coda
Per sfamare le manie compulsive
Degli animali striscianti
Fermi in nuda sosta
Dritti, impazienti d'assaporare
la propria disonestà di solitudine
Trasmutarsi in sballo grigio
insicuro momentaneo rifugio
Tradotto in offuscamento ristretto dei sensi:
Dietro la pia siesta -
Ristoro effimero dei perdenti -
Una fottuta finta gloria
Da dare in pasto ai giorni silenti
Amari rancorosi, nella scadenza che resta
avanti agli antichi plastici splendori,
Ammucchiata dentro l'almanacco
dei Non riferiti ;
Vedi un'umanita' cupa
Curva, rigidamente ripiegata
Su di apparecchi di metallo
Rettangoli di plastica
Dare il potere di ricongiungere
Le proprie fredde vite
Rassicurate al tepore
di calorose
onde elettromagnetiche
Che si propagano
Urtando e viaggiando
Nitide e vive
A dar sapore all'aria
Sconfitta fra le alte mura
Dei palazzi dalle cime poderose
Come tombe di vetro
Circondata da macigni di cemento

Costruire è ossessione avida
Per l'Uomo Nuovo
Gigante genio tecnico
Ma niente affatto arcana
Solo ora ricoperta di una saccente
Dottrina tecnocratica
Nient'affatto archetipica;
Come avida è la scoperta
Cyberscientifica
Atta a contrastare
mettendo in pari
Gli ammanchi proibiti dell'esistenza.
Tanto avara è la vita
Che al moderno perito tocca di arrangiarla
Senza nessuna cura
Prolungandone l'affanno
Trasmigrandone l'effetto
In un'artificiosa goffa
cervellotica
Inconsistenza.

Antibiotica.
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