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COME UN CERVO - AGONIA DI UN DISSIDENTE

COME UN CERVO AGONIA DI UN DISSIDENTE

Come un cervo nudo
lasciato ai bordi della strada
trascinato via dall'accozzaglia
triste magmatica
di ferri vuoti, macchine sprecate
anime oramai tramontate,
di fantasmi sospesi
sotto un lampione,
avvolti nel caos informe
di nebbie di luci abbaglianti
alla rinfusa in una notte mai vissuta,
Comprata,
- dall'altro lato della carreggiata,
un megastore, una disco illuminata. -
Io voglio spegnermi
assieme al mare senza confini
di merda e di miseria
di diseredati che barcollano
ignari nelle nostre piazze
invocando di riavere almeno un nome,
una parvenza di sorriso sulle labbra spente.

Nei volti pieni di terrore,
dei servi del potere
lento si fa spazio un ravvedimento,
scatta uniforme
echeggiando su scale inadatte
timido nel suo sconcerto lo stupore eccezionale:
essi sapevano.

Noi siamo il comodo rifiuto
la marmaglia ostile
ma grata
di questa società trafugata;
noi i pericolosi e vinti,
noi gli infelici
- sebbene legittimamente sedati -
ed ecco a voi allora
queste carcasse magre e avvilenti
agitarsi ora, contorcersi
nell'ultimo valzer nauseabondo
bramando d'avere almeno
un tozzo di pane tra i denti,
un bicchiere fresco di latte
per spegnere i morsi delle nostre dipendenze
da perdenti,
- in questa società di mediocri vincitori e aspiranti Gatsby -
prima di perire in deliri vani,
angusti tormenti,
su pozzanghere umide di piscio,
l'unto fetido delle vostre strade.

Ebbene sarebbero questi,
i ladri maledetti
o i giustizieri malcelati
i rivoluzionari guevaristi e gli antagonisti di piazza
gli anarchici insurrezionalisti
pronti a farvi 'sì ampio scempio di tesori,
elezioni, ideologie, forzieri e gioielli finanziari
nei vostri sadici edifici ultra milionari?

Come un cervo visionario
adagiato su di un prato
il ventre disteso, in simbiosi
con il verde,
io attendo la dolce fine incoerente,
in dubbio se accorrere lesto
contro l'indegna sorte,
disarmando il braccio assassino, sporco
del nemico usurpatore;
o intonare più fulmineo
ai tempi il canto.



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CONUSUMISMO



L'innocenza del cervo
macellata, disossata,
smembrata contro un guardrail.

Brame di pelliccia
strappate a scalpi
bruciano sotto la cinghia di trasmissione
- a emettere del camoscio l'ultimo lamento
senza nemmeno alimentare l'industria delle concerie
o i grandi brand d'abbigliamento -.

Oscenità occidentale
di carne venduta a tranci
in una scatola di latta
o in una vaschetta di polistirolo
a cibare le mascelle fameliche
dei bulimici miti di megalomania
della barbarie capitalista.











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