scieluminose

lungo i portici di Bologna

Vorrei lasciar giacere
Disciolta
La mia anima
Sgocciolata a Bologna
Come musica da camera stanca
Che non s'adagia
Al ritmo di consumo
Consueto per ogni
Quotidiana posa
Abbaiare i miei dolci suoni alla luna:
Ripudiata;
Non pentendomi mai
Di averla invano invocata.

Allontanando ogni provvista
Allentando ogni amarezza
Tralasciando ogni muta attesa
Giacere vigile
Sotto portici rosso fiamma
Accoglienti quali abbracci paterni
Mai offuscati
Nella grigia nebbia
Di fumo tritacarne
Paterni ricoveri
Per chi s'aggiri costante
Lungo la strada inusata.

Vorrei lasciarla distesa
Lunga abbandonata
Annegata nei profumi
Annidati negli scorci
Antichi di borgata
Lasciarla libera sollevata
vibrare nell'aria
Satura di freschezza
Degli zampilli chiari
Puri di fontana
Scaturiti dalla perenne
Ospitalità desueta
Salubre nella grande piazza
Culla incarnata
In cui trasfonde
Multiforme
Radice madre primigenia
L'immensa Anima umana
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