scieluminose

Mesopotamia anno 2003 d.C

Livida e tacita
Scendeva la notte 
Sul cielo grigio di Marzo in Iraq 
Buia e muta
Bandiva via l'ultimo chiarore 
Di quel giorno ormai sbiadito
Sul verde bassopiano  tra i due fiumi 
Della matria terra d'Iraq
Cupa e inaspettata 
entrava in scena un'altra luce
Sopra i minareti, i bei giardini sabbiosi e i palmeti
ove s'intravedono tutt'intorno i panni distesi
Dai davanzali di mattoni tersi
Sopra le minute teste dei bambini 
Dormienti
Quella sera nelle strade di Baghdad

Pesante e minacciosa
S'avvertiva da lontano farsi strada 
Sulla scia d'un passato non poi tanto Remoto
Una voce
Estranea spietata vigliacca
Incontrastata come tuono che avanza 
A invocare mannaro di nuovo
Le spaventose tenebre
Nell'intervallo di tempo raffermo 
Della spietata ora funebre 
lungo i vicoli deserti di quella città

Quale ira spropositata di mostro fatto umano 
Non si fa attendere la bomba 
non avendo sede 
né dimora 
ma solo ansia multiforme
E senza proporzione
di dominio scellerato 
L'esplosione vorace 
Ingorda
Divora 
Trita tracanna
Ingoia 
L'inerme ventre della terra 
Squarcia affondando nelle radici 
Rende tutto intorno eguale maceria
trangugia ruggisce rutta
Non fa differenza la sua fame 
con la bramosia di potere in seno all'infame bestia umana
Azzannando fili d'erba nella boscaglia  spezzando pilastri di pietra
Come membra di uomini e di donne 
Un fumo grigio s'espande misto all'odore
Nauseabondo delle carni e del sangue 
Del più debole.
Il più debole
Nel territorio dominato dal tiranno mostro Tecnologico incontrastato della scienza 
L'umano ormai si fa antiquato 
Come inutile fardello in fase di demolizione 
E rimanda il suo sussulto  
Congenito immanente flebile 
Rassegnando le dimissioni e abdicando tutto il suo spazio 
Destinato alla misera sorte. 

Cupa e silenziosa scendeva la notte 
Sui deserti e le ampie distese verdi
Nella fertile terra fra i due fiumi laggiù in Iraq
Cupa e silenziosa scendeva un'altra bomba 
In un ripetuto Marzo
come quello immemore dell'88
ad Halabja sempre in Iraq
Bomba anche quella 
che fu silenziosa e fu chimica 
Profumava addirittura di un buon odore di mela pungente 
Ma quel dolce aroma di frutto pregnante era in realtà letale 
Bruciando piano piano tutto il corpo
Mentre ogni polmone veniva inondato
Da quell'effluvio, la combustione partiva Lenta da dentro;
Ma in pochi ricordano:
Il popolo dei curdi non ha nome in Iraq. 

Cupo e silenzioso se ne andava via anche il sole
Tramontando sulle praterie e lungo il deserto d'oro
salutando il monte Zagros
Calando il sipario
Mestamente 
Sulla piatta pianura uniforme che rincorre il Golfo Persico 
Sulle distesa informe che trasuda nugoli
di tempeste di sabbia lungo il Tigri
Dinanzi la città capitale d'Iraq come in quella vicina,
l'antica bella Babilonia.
È una guerra ancora 
ma quale sarà sta volta il nuovo Sacro Graal? 
Sangue rosso o sangue nero
Di pece
Dentro il sacro calice 
In cui affogano i petroldollari
Pronti a essere divorati 
Da qualche predatore in Borsa
Come nella manovra di un panzer
Sangue rosso o sangue nero
inzuppato dalla longa manus
del mostro sacro della finanza
di Wall Street
Con un apparentemente innocuo pezzetto di pane
che pende come lama
Sull'antica terra di Mesopotamia 
E questo pane fa rima con speculazione
E serve a sfamare le migliaia di bocche affamate, dei titoli e delle azioni 
All'ombra del grande platano americano
lungo la ruvida scia dell'American dream

Eppure, mai niente e nessuno
Né la furia del potere
O la tirannia dell'uomo
Potrà mai vagliare il peso 
di un'altra bomba sganciata 
nel ventre fertile d'Iraq
Eppure verrà il giorno
Che del feroce sussulto di un'altra guerra
In quella che fu una culla della civiltà 
Dovrà rendere conto l'intera umanità 
Anticipando la sua stessa estinzione
Nel sangue rappreso dell'empia viltà
Di un matricidio. 

Perché finché l'uomo si travestirà da soldato 
Tramutandosi in veicolo o velivolo di morte
Un cacciabombardiere un Little Boy qualunque
Dando all'aereo-bomba come all'arma assassina
Che impugna, il nome di chi lo teneva nel ventre
Egli non sarà mai riconciliato
con la vera natura ed essenza della madre
Che infine risiede in quella stessa terra primigenia
che egli, con tanta tirannia, ripudia e colpisce.
- Enola Gay,
rieccheggia ancora questo nome
nella testa, nella mente di chi non vuole dimenticare - .
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https://www.scieluminose.it/mesopotamia_anno_2003_dc-s3195

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